

Bartolomea e Vincenza
Bartolomea Capitanio era giovane, vivace e piena di iniziative.
Vincenza Gerosa era più grande, riservata e prudente.
Eppure le loro vite si sono incontrate in modo sorprendente.
Quale segreto ha permesso a due donne così diverse di unirsi in un’unica opera
che ancora oggi parla al cuore di molti?
La risposta non sta semplicemente nelle loro capacità o nella loro amicizia,
ma dall'essere state affascinate dalla Carità di Gesù.
A Lui, entrambe, hanno consegnato la vita.

Il segreto di una carità condivisa


Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa sono nate e vissute a Lovere, paese affacciato sul lago d’Iseo. Vincenza nacque il 29 ottobre 1784; Bartolomea ventitré anni dopo, il 13 gennaio 1807.
I genitori di Bartolomea avevano una piccola bottega e conducevano una vita modesta ma dignitosa. La mamma decise di affidarla all’educandato delle monache Clarisse di Lovere. Qui Bartolomea poté studiare e sviluppare i talenti che Dio le aveva donato: era una ragazza vivace, intelligente, creativa, sensibile e obbediente.
Durante quegli anni, mentre si preparava a diventare maestra, iniziò a riconoscere nella sua vita i segni concreti dell’amore di Dio. Un giorno, durante un gioco proposto dalla sua educatrice sr Francesca, sorteggiò la pagliuzza più lunga e interpretò quel fatto come un segno della chiamata alla santità. A quell’intuizione rispose con una decisione audace:
«Voglio farmi santa, gran santa, presto santa».
Tornata a casa, iniziò a dedicarsi con generosità alle persone più bisognose del suo paese: alle ragazze abbandonate a sé stesse ed esposte ai pericoli, ai malati, ai carcerati e ai poveri, senza risparmiare tempo e fatica.
Nel suo cuore cresceva lentamente un sogno: dare vita a un nuovo Istituto “il cui scopo sia: le opere di misericordia”.
Per realizzarlo pensò di coinvolgere alcune amiche. Tra queste c’era Caterina Gerosa, con la quale aveva già collaborato in diverse iniziative di carità.
Caterina proveniva da una famiglia facoltosa che aveva fatto fortuna nel commercio. In casa si respirava un clima di fede e generosità, ma non mancavano tensioni. Quando Caterina aveva sedici anni il padre Antonio morì; la madre venne cacciata di casa e alle figlie fu proibito di frequentarla, salvo rare visite. Caterina custodì quel grande dolore nel cuore e trovò forza nel Crocifisso.
Timida e riservata, inizialmente rimase intimorita dal progetto di Bartolomea, ma si lasciò guidare dalla volontà di Dio.
La mattina del 21 novembre 1832 entrambe lasciarono le proprie case e offrirono la loro vita a Gesù e ai fratelli, dando vita al nuovo Istituto di Carità.
Dopo pochi mesi Bartolomea si ammalò gravemente e il 26 luglio 1833, a soli 26 anni, morì di tubercolosi.
Per Caterina fu un momento difficilissimo.
L’opera sembrava destinata a finire.
Caterina, che avrebbe desiderato vivere la carità in modo nascosto e semplice, si trovò improvvisamente a dirigere da sola l’ospedale, l’orfanotrofio e la scuola. Aveva già deciso di tornarsene a casa quando, lungo la strada, incontrò un sacerdote che le disse:
«Caterina, dove vai? Torna indietro! Se l’opera è di Dio, lui la porterà avanti».
Caterina obbedì. Si affidò nuovamente a Gesù Crocifisso e Risorto e riprese l’opera iniziata con Bartolomea.
Ben presto alcune giovani si presentarono al Conventino desiderose di seguire la via tracciata da Bartolomea e testimoniata da Vincenza.
Poco dopo le prime Suore di Carità, guidate da sr Vincenza - questo è il nome di Caterina da suora - uscirono da Lovere per andare là dove la Chiesa, con le sue necessità, le chiamava.
Sr Vincenza morì a 63 anni, il 29 giugno 1847.
Il 18 maggio 1950 Bartolomea e Vincenza furono proclamate sante insieme: sante nella carità.



Oggi il carisma della Carità, germogliato nel cuore di Bartolomea e cresciuto con Vincenza, continua a generare vita, là dove le suore di carità e tante altre persone condividono il loro servizio ai fratelli.
Scritti di Bartolomea
Nel sito internazionale delle Suore di Carità troverai la storia dell’Istituto, la descrizione delle comunità,
dei servizi apostolici a loro affidati e le caratteristiche della sua missione nella Chiesa universale.